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L’amore vince tutto, anche il dolore fisico e morale

 

“Omnia vincit amor”, cioè “L’amore vince ogni cosa”. Cosi scriveva Virgilio oltre duemila anni fa. E non aveva certo torto, perché l’amore è un sentimento così potente da opporsi a molte cose, anche al dolore fisico.

 

A rivelarlo è un recente studio pubblicato sulla rivista PNAS e coordinato dalla dottoressa Naomi Eisenberger. Stando ai risultati emersi da alcuni test, le immagini della persona amata risultano così rassicuranti per il nostro cervello che il dolore è percepito con minore intensità.

 

La dottoressa Eisenberger e i suoi colleghi hanno potuto contare sulla collaborazione di 17 volontarie, alle quali venivano mostrate delle immagini: alcune raffiguravano il proprio partner, altre, invece, degli oggetti sconosciuti. Durante la visione, le volontarie venivano sottoposte a un lieve stimolo doloroso e dovevano assegnare un punteggio al dolore percepito su una scala da 1 a 20. In base ai dati raccolti, si è potuto stabilire che i punteggi assegnati allo stimolo doloroso erano sensibilmente più bassi quando l’immagine mostrava la persona amata. Inoltre, utilizzando una risonanza magnetica per immagini (MRI), il team di ricercatori ha scoperto che le foto dei propri partner stimolavano nelle volontarie l’attività della corteccia prefrontale ventromediale, area del cervello associata alle sensazioni di sicurezza.

 

Ma non è la prima volta che il mondo della scienza indaga sugli effetti “analgesici” dell’amore. Già nel 2010 un gruppo di ricercatori della Stanford University, in California, scoprì che le aree cerebrali attivate da un amore intenso erano le stesse che venivano stimolate dai farmaci antidolorifici.

 

Furono scelti 15 partecipanti che dichiaravano di sentirsi euforici per una relazione sentimentale appena iniziata, concentrati in modo quasi ossessivo sulla persona amata.

Anche in questo caso, i soggetti ricevevano stimoli dolorosi mentre veniva loro chiesto di pensare al proprio partner. Secondo i ricercatori, l’idea della persona amata ha effetti sul dolore assimilabili a quelli provocati dagli oppioidi. Inoltre, attraverso una risonanza magnetica, fu evidenziata l’area cerebrale attivata dal pensiero del partner: si trattava di una zona connessa alla ricompensa, la stessa che si accende quando si assume della cocaina oppure si vincono molti soldi.

 

Potreste pensare che queste scoperte rappresentino, più che altro, delle curiosità di cui conversare amabilmente con gli amici. In realtà, studi del genere non sono privi di utilità pratica. Le ricerche descritte contribuiscono a chiarire meglio il funzionamento di alcuni meccanismi che avvengono nel nostro cervello quando percepiamo dolore fisici e morale, in modo da potere giungere all’elaborazione di farmaci analgesici e psicofarmaci più efficaci e mirati.

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